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LA PAROLA AI WRITERS

 

 La moda trasuda graffiti e street art. Strizzala e gronderà una valanga di nomi di provenienza dalla strada: Mr. André, Obey, Mint & Serf, Ivano Atzori, Honet e Alec Monopoly saranno fra questi. L'incontro fra moda, arte e vandalismo è un tema vivo da anni.

 

 

Eccoci quindi seduti al tavolo di quelli che discutono se ciò sia giusto o meno, secondo un'etica che non esiste, né sta scritta da alcuna parte. Sono opinioni personali che si prendono la libertà di giudicare quanto sia sottile il diaframma fra underground e non-underground. Un confine che, secondo i più - soprattutto nel writing - non si dovrebbe varcare. . Essi, però, sono gli stessi che, trincerati fra la mura di casa e chini su Instagram, non scendono a respirare la puzza d'asfalto che apriva i polmoni di De Niro in “C'era una volta in America”. Gente che consuma i pollici a forza di pigiare “Mi piace” sugli smartphone, anziché logorare gli indici premendo i tappini delle bombolette spray. Benvenuti ordunque nel mondo delle illazioni, quelle gratuite. Mi hanno chiesto di prenderne parte, dando un giudizio da writer. Di chi, quando pensa ai graffiti, ne concepisce solo l'illegalità e il proprio nome scritto su ogni superficie: nel modo più semplice e leggibile.

Questi, per me, sono graffiti. Null'altro. Il connubio moda e strada va letto alla radice. Si tratta di una radice (tessuta dai media) che ha causato la nascita di una malapianta, quella dai frutti avvelenati. Giornali e pagine web di moda sono pieni di articoli che fondono e confondo graffiti e street art, due entità fra loro lontanissime. I graffiti sono lettere scritte su muri o treni e possono essere legali o no. La street art, invece, è fatta di poster e stencil. Come la prima, anche quest'essenza gioca fra il legale e l'illegale. Dunque, perché i writer e quelli che praticano la street art non dovrebbero invischiarsi nella moda? E' sbagliato che guadagnino qualche euro con il proprio hobby o, addirittura, che lo trasformino in mestiere? Io dico di no. Soldi, signori. Non è una novità che il mondo giri attorno al soldo: l'uomo è merce ancor prima dei suoi prodotti. Tutti noi dobbiamo lavorare per riempire il frigo. A me non piace la street art. Provo repulsione per Mr. André e Obey. Ritengo anche inutile la collezione di passamontagna partorita da Ivano Atzori, in collaborazione con case del calibro di Missoni e Vivienne Westwood.

Eppure, nel mondo dei graffiti il signor Atzori è conosciuto come Dumbo ed è una delle mie ispirazioni più grandi. Una leggenda. Allo stesso modo, adoro le grafiche fatte dal parigino Honet per Prada e Lacoste. Siamo di fronte a un mostro sacro che fa graffiti dal 1988 senza aver mai smesso. Non avrò mai le capacità di portare i miei graffiti su un capo d'abbigliamento e lasciamo che se ne occupi chi l'abilità la ha. Non importa se provenga dal writing o alla street art. Noi avremo comunque la libertà di decidere se comprare o no il prodotto.

by CLASTOE

 

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